Nasce Il calcio è uguale per tutti!

Dopo due anni di lavoro, analisi e discussioni su questo blog è tempo di una nuova avventura. Nasce Il calcio è uguale per tutti, uno spazio tutto nuovo che condividerò con gli amici Felix Arpino e Claudio Nannetti. Siete tutti invitati!

Annunci

Manifesto per un calcio de-moviolizzato

Ormai le tv a pagamento fanno a gara per offrire nuovi servizi in grado di far apprezzare allo spettatore nel modo migliore lo spettacolo del calcio: riprese personalizzate, grafiche speciali, esperti su esperti a commentare tutto il commentabile, elaborazioni video delle tattiche e delle azioni più importanti, telecronaca ufficiale oppure, a scelta, telecronaca “tifosa”. Non sanno più cosa inventarsi, insomma.

In tutto questo, però, c’è un elemento che non manca mai, e determina profondamente la nostra percezione del calcio: l’attenzione spasmodica per l’Episodio Dubbio, quello da rivedere alla moviola. Credo che sia sotto gli occhi di tutti, ormai, il fatto che l’attenzione per episodi del genere sfiori l’ossessione, il grottesco, il delirio. Chi non se n’era accorto, a seguito del surreale caso delle linee del fuorigioco parallele o no in Juve – Milan avrà di certo aperto gli occhi.

Devo confessare che di tutto questo farei volentieri a meno. Davvero non riesco a concentrarmi su un singolo episodio di una partita. Dal mio punto di vista rigore è quando arbitro fischia, gol è quando arbitro ha visto la palla dentro, ammonizione è quando arbitro estrae il giallo. Possiamo rivedere quell’azione una volta, ma poi basta così. È gol, palla al centro e si ricomincia. C’è tutta una partita da vedere ancora, con tante cose interessanti che possono succedere. Davvero, dopo qualche minuto, fosse per me non mi ricorderei nemmeno di un episodio dubbio, nell’altalena di emozioni che è ogni partita per ogni tifoso. E, finita la partita, prenderei il risultato per quello che è. Una gioia, se è arrivata una vittoria. La speranza di far meglio alla prossima, se è arrivato un risultato diverso. E me ne andrei a dormire sereno e tranquillo.

E invece no, non si può, perché c’è ancora quell’episodio da rivedere, bisogna cercare la visuale da cui si capisce meglio, bisogna chiedere immancabilmente a tutti i protagonisti della partita se quell’episodio l’hanno visto o no, e cose ne pensano. E bisogna sperare che i moviolisti giudichino alla fine giusta la decisione dell’arbitro, perché se no, apriti cielo! C’è la sudditanza psicologica, quell’arbitro va sospeso, il campionato è falsato, nel dubbio sbagliano sempre a favore vostro, dovreste fare un campionato a parte, e così via, all’infinito. Ed io, che ero sereno e tranquillo, me ne devo andare a dormire tormentato, dubbioso, annoiato. Mi stanno rovinando lo spettacolo che mi piace di più.

Io ci provo, a evitare tutto ciò. Appena finisce il primo tempo, per dire, scappo subito in un’altra stanza a fare altro, per evitare le discussioni dell’intervallo. A fine partita, spesso, faccio lo stesso. Ma non basta, perché anche durante la cronaca della partita, dopo che c’è stato l’Episodio Dubbio, i telecronisti non possono fare a meno di menzionarlo in continuazione, di formulare l’auspicio di rivederlo presto, magari da un’angolatura migliore, e magari il piede era avanti, e magari il tocco era volontario, e magari chissà… insomma, dopo che c’è stato l’Episodio Dubbio non c’è più pace, il resto della partita è ormai solo un noioso orpello, e tutti non vedono l’ora di passare a ciò che conta veramente: rivedere, vivisezionare, e giudicare.

Io vorrei perciò dire a gran voce: no, grazie. Non c’è bisogno che vi preoccupiate per me, davvero. Io sono sereno anche se quell’episodio non lo rivedo. Vado a dormire tranquillo anche se il gol della mia squadra non ha il bollino di qualità dell’arbitro Cesari. Se volete tormentarvi, litigare, annoiarvi a causa di un episodio, fatelo pure, ma non per me. E se tanti tifosi, diversamente da me, non sanno fare a meno di questo ridicolo teatrino settimanale, si potrebbe però offrire un servizio nuovo e diverso ai tanti che, ne sono sicuro, la pensano come me.

Il mio sogno è un canale che trasmetta le partite e sia completamente de-moviolizzato. Non si parla degli episodi arbitrali; anzi, non si dice nemmeno il nome dell’arbitro, perché tanto uno vale l’altro. Ti fanno rivedere all’infinito il gol di Pirlo, ti spiegano chi doveva marcare quel giocatore che invece ha fatto gol sull’angolo, ti fanno notare la prestazione notevole di quel giocatore giovane e poco noto. Nelle intervista post-partita, si chiede al centravanti di spiegare perché ha fallito quel gol, oppure all’allenatore perché ha fatto quel cambio, e perché non ha fatto quell’altro, e se la squadra corre poco, o perché sbaglia tanto.

Insomma, per farla breve, un canale in cui si parla di calcio, in maniera serena e senza avvelenarsi troppo l’esistenza. Dove ci si gode lo spettacolo per quello che è. Un canale in cui non esistono campionati falsati, ma solo campionati che potrebbero andare in un modo, e invece vanno in un altro, semplicemente perché questo è il calcio.

Non mi pare di chiedere la luna. Io, per un canale del genere, spenderei i miei soldi volentieri. E voi?

Auricchio? Ci credo. L’incredibile storia di Calciopoli (parte dodicesima)

Riassunto delle puntate precedenti: a Torino si archiviano le indagini su Moggi e Pairetto, mentre a Roma si indaga su presunti rapporti fra arbitri e GEA. All’inchiesta collabora anche l’ex dirigente romanista Baldini. Grande scalpore suscita l’inesistente rapimento dell’arbitro Paparesta. L’inchiesta sembra servirsi spesso di due pesi e due misure. Di griglie, al telefono, non parlava solo Moggi, lo stesso facevano i dirigenti di altre società. Il sorteggio arbitrale, poi, non era truccato. Ma l’interpretazione “ampia” della legge sulla frode sportiva adottata dal tribunale di Napoli ha permesso di arrivare alle condanne anche in presenza di risultati del campionato non alterati.

16. Il controllo del Palazzo

Agli schemi d’attacco il palazzo risponde col tacco.
Antonello Venditti, La coscienza di Zeman

Avevo promesso, nella scorsa puntata, di chiudere il discorso dei rapporti fra Moggi e i designatori arbitrali Bergamo e Pairetto, parlando delle cene di cui sono protagonisti nel periodo seguito dall’inchiesta. Ma la storia di cui mi sto occupando è lunga e complessa, e mi sono reso conto di non potere parlare di questi incontri senza una preliminare presentazione del contesto in cui si sono svolti. L’inchiesta di Calciopoli, infatti, coglie il calcio italiano in un momento cruciale dal punto di vista politico, con le elezioni per il rinnovo della presidenza della Lega Calcio e poi quelle per la presidenza della FIGC. Leggi il resto dell’articolo

Auricchio? Ci credo. L’incredibile storia di Calciopoli (parte undicesima)

Riassunto delle puntate precedenti: a Torino si archiviano le indagini su Moggi e Pairetto, mentre a Roma si indaga su presunti rapporti fra alcuni arbitri e la GEA. All’inchiesta collabora anche l’ex dirigente romanista Baldini. Grande scalpore suscita l’inesistente rapimento dell’arbitro Paparesta; e in generale l’inchiesta sembra servirsi spesso di due pesi e due misure. Di griglie, al telefono, non parlava solo Moggi, lo stesso facevano i dirigenti di altre società, tra cui Milan e Inter. Il sorteggio arbitrale, poi, non era truccato. E arbitri come Dondarini si sono trovati al centro del processo senza avere letteralmente mosso un dito.

15. Intermezzo giurisprudenziale: il reato di frode sportiva

– De’ buoni processi, – gridava il podestà.
– Che processi? – gridava più forte il conte Attilio: – giustizia sommaria. Pigliarne tre o quattro o cinque o sei, di quelli che, per voce pubblica, son conosciuti come i più ricchi e i più cani, e impiccarli.
Alessandro Manzoni, I promessi sposi, cap. V

Da quando ho cominciato a studiare la storia di Calciopoli, le mie idee sul funzionamento della giustizia sono cambiate. Prima pensavo che la legge è uguale per tutti, che se uno è innocente non ha niente da temere, e altre cose del genere. Adesso ho capito che la giustizia è cieca, come la fortuna. E che avere commesso o meno il reato è solo uno dei fattori che concorrono a determinare il destino finale dell’imputato. In definitiva, ho capito che è assurdo confondere verità giudiziaria e verità tout court; cosa che pure in tanti si ostinano insensatamente a fare. Leggi il resto dell’articolo

Auricchio? Ci credo. L’incredibile storia di Calciopoli (parte decima)

Riassunto delle puntate precedenti: a Torino sono archiviate le indagini sui rapporti fra Moggi e Pairetto, mentre a Roma si indaga sui presunti rapporti fra alcuni arbitri e la GEA. All’inchiesta collabora anche un nemico storico di Moggi, l’ex dirigente romanista Baldini. L’inchiesta “porta alla luce” l’inesistente sequestro dell’arbitro Paparesta, e sembra servirsi di due pesi e due misure, a seconda dei personaggi coinvolti. Moggi è accusato di avere influito in maniera fraudolenta nella composizione delle griglie per il sorteggio; ma di griglie, al telefono, parlavano dirigenti di tante società, tra cui Milan e Inter. Il sorteggio arbitrale, poi, non era truccato, anche se le hanno tentate tutte per dimostrare il contrario.

14. La storia del Donda Leggi il resto dell’articolo

Totò Di Natale: il ragazzo di campagna

Soltanto 7 giocatori, nella storia del calcio italiano, hanno segnato 200 gol in serie A. Dell’elenco fanno parte i mitologici e preistorici Piola, Meazza e Nordahl, e poi José Altafini, Roberto Baggio, e Francesco Totti. Ieri a questo elenco si è aggiunto Antonio Di Natale. Un fenomeno. Ma anche l’unico, fra gli appartenenti a questo ristretto club, a non avere mai vinto un trofeo in carriera. Del resto, le squadre in cui hanno militato gli altri sei superbomber sono le più celebri e titolate d’Italia: Juventus, Milan, Inter, Roma, Napoli, Lazio, Fiorentina. E invece Di Natale ha indossato, in serie A, soltanto le maglie di Empoli e Udinese. Leggi il resto dell’articolo

A proposito di Tavecchio. Il dito, la luna e l’indignazione popolare

La sosta del campionato per far spazio alla squadra della FIGC mi offre l’occasione per parlare di Tavecchio. Ne parlo in netto ritardo rispetto allo scatenarsi del clamore mediatico. Ma non mi dispiace. Quando in troppi dicono la loro su una cosa, perché è la moda del momento, io per reazione me la faccio venire a noia, non riesco a interessarmene. Oppure finisco per simpatizzare con il cattivo della situazione. Ma adesso che è passato qualche mese e non ne parla più nessuno, qualcosa possa dirla anch’io. Leggi il resto dell’articolo